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Acquistare
il migliore
Come
tutti i prodotti della natura anche il miele è soggetto a differenti livelli
qualitativi a secondo della freschezza, dell'origine territoriale e botanica,
dei processi e delle attenzioni di produzione e lavorazione.
Cosa guardare quando si deve acquistare del miele?
L'etichetta
ci aiuta, se letta attentamente, in quanto essa oltre a riportare
la denominazione del prodotto, la quantità netta o nominale, la ragione
sociale e la sede del produttore deve soprattutto riportare se si
tratta di miele italiano o di miscele di mieli diversi. E' da preferire
Il miele italiano, meglio se cristallizzato (alcune varietà cristallizzano:
arancio, eucalipto, altre no: castagno, acacia, melata); da scartare sono
i mieli pastorizzati riconoscibili perché rimangono sempre liquidi e trasparenti,
questo prodotto solitamente si ottiene miscelando moltissime qualità,
non sempre di buon livello, e portando il tutto ad una temperatura di
75- 78 gradi: questa è una metodica che permette a una grande azienda
di produrre grandi quantità di miele con sufficienti qualità organolettiche
liquido, quindi miscelabile ed immagazzinabile con facilità, ma che ha
perso le vitamine e molte sostanze importanti.
Il buon miele, quello italiano, si
riconosce dall'odore, che deve essere acre, pungente e forte, dal sapore,
ricco di sfumature, e non solo dolce, come capita spesso ai prodotti industriali.
Ancora: il miele naturale ha un colore giallastro e opaco o bruno-ambra,
bruno-castagno, nero, in ogni caso non semitrasparente, ma discontinuo.
L'esame
visivo ci da' indicazioni dettagliate sulla genuinità e freschezza. In primo
luogo l'omogeneita': un miele separato in una parte liquida superiore ed
una solida in basso indica con buona probabilita' un miele vecchio, mal
conservato oppure estratto con una umidita' eccessiva o miscelato. Se le
due fasi non appaiono strettamente compenetranti puo' trattarsi di miele
in fermentazione la cui causa e' da ricercare nell'elevato tasso di umidita'
alla raccolta, il processo di fermentazione puo' essere confermato anche
da bollicine di gas o dall'eventuale bombatura della capsula; difetti
meno gravi che non inficiano il valore nutrizionale e le caratteristiche
sono per esempio un sottile strato di schiuma biancastra dovuta a bollicine
d'aria rimaste imprigionate nel miele durante l'invasettamento. Piu'
vistose le striature biancastre verticali addossate alle pareti del vasetto,
dovute alla contrazione della massa di miele in seguito ad un repentino
processo di cristallazione.
Non
è difficile reperire del buon miele naturale, anche grezzo ed a un buon
prezzo.
Meglio
fluido o cristallizzato?
Certo
il miele fluido e' piu' pratico, ma il miele che si presenta cristallizzato
non e' sofisticato, anzi e' una sorta di garanzia di genuinita'. Si tratta
di un fenomeno naturale, comune quasi a tutti i mieli, la cui modalita'
e velocita' dipende da vari fattori quali la temperatura ambientale, l'origine
floreale e dal rapporto tra i due principali zuccheri presenti nel miele.
Il fruttosio ed il glugosio. Fluido
d'estate quando viene estratto, con l'abbassarsi della temperatura il miele
diviene una soluzione sovrasatura ed il soluto in accesso (soprattutto il
glugosio) comincia a cristallizzare, fatta eccezione per il miele di acacia,
di melata e di castagno tutti gli altri mieli con l'andar del tempo tendono
a cristallizzare, perdono cioe' l'originaria limpidezza e la consistenza
fluida per trasformarsi in una massa compatta e cristallina. Attenzione,
quando un miele diverso dal castagno e dalla melata rimane fluido a distanza
di mesi dall'epoca di estrazione con molta probabilita' si tratta di miele
sottoposto al processo di pastorizzazione (riscaldamento repentino a 75-76°
C per alcuni minuti seguito da un rapido raffreddamento). Purtroppo si tratta
di una pratica oggi molto diffusa ed i trattamenti termici modificano non
solo le caratteristiche fisiche del miele, ma provocano anche profonde alterazioni
a livello chimico, andrebbero persi cosi' la maggior parte degli enzimi,
delle sostanze volatili (responsabili dell'aroma) dell'inibina, il noto
principio antibiotico del miele.
Cosa
c'entrano gli antiparassitari con il miele? Ebbene bisogna sapere che anche
le api hanno il loro bravi nemici: il piu' accanito e' la varroa parassita
dell'alveare; contro essi gli apicoltori hanno finora fatto ricorso ad antiparassitaridi
sintesi. Il fatto e' che il miele e soprattutto la cera tendono ad accumulare
i residui dei pesticidi utilizzati direttamente, portati dalle api sulle
colture, tant'e' che le api sono utilizzate come indicatore biologico dell'inquinamento
ambientale. Il ruolo principale dell'apicoltura è costituito dal sostegno
che fornisce all'agricoltura, a cui dovrebbe sempre essere abbinata; l'impollinazione
ad opera delle api, infatti, è un servizio prezioso. Ecco perché gli apicoltori
sono tra i maggiori difensori dell'ambiente e contestatori dell'uso spropositato
della chimica in agricoltura che avvelena, con tutti gli insetti, anche
le api.
Oggi
diversi apicoltori di fronte ai fenomeni di resistenza agli antiparassitari
di sintesi, si orientano verso un uso di tecniche naturali a base di acido
ossalico, acido formico, di acido lattico e timolo nella cura della varroasi.
Il ns miele è biologico perché facciamo uso, per tenere sotto controllo
la percentuale di varroa, solo di sostanze naturali.
Stiamo
concludendo la fase di conversione, obbligatoria per legge, per poi poter
apporre il sigillo di garanzia biologico dell'ente certificatore. In ogni
caso la nostra è sola una formalità burocratica, noi abbiamo trattato da
sempre le ns api con sistemi naturali, siamo noi e i nostri figli i primi
consumatori del ns buon miele.
Ed allora usiamo sempre il miele dolce e
goloso corroborante, emolliente, caldo compagno delle freddolose giornate
invernali, panacea dei nostri piccoli malanni quotidiani come il mal di
gola, raffreddore, insonnia, stress.
"...rapido
arresto nelle forme diarroiche; netto miglioramento delle più tenaci stitichezze...
Risultati spettacolari nelle coliti ed enterocoliti putrefattive o fermentative.
Ottimi risultati nelle forme entero renali con compromissione dell'apparato
urinario. Tale azione pare debba essere attribuita al fattore antibiotico
del polline.
Rapido
recupero del peso e delle forze e miglioramento dell'appetito, aumento del
dinamismo, dell'intraprendenza, della resistenza alla fatica nei vecchi,
convalescenti e persone deperite: tale azione si deve alla ricchezza del
patrimonio vitaminico del polline.
Particolarmente
evidente nei bambini l'aumento dei globuli rosi e del tasso d'emoglobina
(toglie il pallore, dona capacità di resistenza, appetito, ecc.). Notevole
miglioramento dell'umore, una forte sensazione di benessere fisico, la scomparsa
di sintomi di neuroastenia o depressione psichica... La mancanza d'appetito
è efficacemente combattuta dal polline già dopo qualche giorno d'uso. Netto
è il miglioramento del rendimento intellettuale, miglior chiarezza d'idee,
maggior resistenza allo sforzo psichico.
Ogni
granulo di polline è creatura viva, che, appiccicato allo stimma del pistillo
di altro fiore, emette un tubicino che penetra nello stilo fino a raggiungere
l'ovario e consente il passaggio del suo nucleo a fecondare quello che sarà
poi il seme.
Se
l'ape non fosse pelosa non potrebbe trasportare inconsciamente da fiore
ad altro della stessa famiglia e della stessa specie il granello pollinico:
la parte virile della pianta; non potrebbe fecondare l'ovario né formarsi
i semi, né maturare il frutto. L'ape offre un servizio insostituibile al
fiore, che altrimenti rimarrebbe sterile, senza poter più produrre frutto;
in cambio l'ape riceve nettare che trasformerà in miele e polline in sovrapproduzione,
l'alimento proteico essenziale alla formazione del suo corpo. La scienza
dietetica ha scoperto da poco nel polline una somma tale di sostanze benefiche,
da definirlo alimento miracolo.
Fin
dall'antichità Galeno aveva scoperto un cosmetico di piena efficacia formato
con la cera d'api, l'olio d'oliva e l'acqua di rose. La cera d'api è una
sostanza grassa, secreta dalle ghiandole ciriche delle giovanissime operaie
(12 o 18 giorni) che viene triturata dalle loro mandibole, addizionata di
polline e propoli e che serve quale materia prima delle loro stupefacenti
cellette costruite a grattacielo pensile nei favi.
La
cera si compone di idrocarburi superiori, cereolina, miricina, palmitati
e sostanze coloranti. Oggi viene usata quasi esclusivamente in medicina
ed in cosmetica perché contiene battericidi. Magari fosse usata ancora per
lucidare mobili e pavimenti: ci darebbe l'ambiente più igienico e più salutare.
Comunque viene ancora usata per vernici, candele, ceralacca, mastici, in
aeronautica, e... soprattutto per rinnovare i favi degli alveari.
Le
api consumano 1 kg. dl miele per ogni ettogrammo di cera.
Le
api giovanissime, dal 5 al 12 giorno di vita elaborano un misterioso alimento
per nutrire le loro sorelle nasciture; esse secernono dalle ghiandole cerebrali
e faringee, enzimi ancor sconosciuti alla scienza, li uniscono a polline
e miele e ne ricavano un miscuglio lattiginoso di alto potere energetico:
il latte delle api, offerto solo per il primo giorno di vita alle larve
di operaie. Quando le operaie decidono di nutrire la futura loro regina,
arricchiscono di ulteriori enzimi il loro latte, che allora viene chiamato
pappa reale.
Due
uova identiche, a seconda che sono deposte in cella comune o in cella reale
dall'ape regina, possono dare vita a due insetti enormemente diversi: dall'uovo
disposto nella cella comune e nutrito con latte, polline e miele, dopo 21
giorni d'incubazione, nascerà un'umile ape operaia (che sarà caratterizzata
dagli arnesi del suo lavoro: cestelle, pinze, spazzole, aculeo a sega, e
che d'estate, avrà brevissima vita (40 giorni), logorata dall'indefesso
diuturno lavoro); dall'uovo posto in una cella più ampia, chiamata cella
reale e nutrito esclusivamente con l/2 grammo di pappa reale, nascerà dopo
solo 15 giorni d'incubazione una splendida regina, morfologicamente diversa,
senza cestelle, né spazzole, con aculeo ricurvo e liscio, con ovaie ed addome
molto più sviluppati, capace di deporre migliaia di uova al giorno (il doppio
del suo peso) e di vivere vigorosa per 4 e anche 5 anni, se alimentata in
tutti i giorni della sua vita di pappa reale...
E'
logico pensare che gli effetti sorprendenti della pappa reale nelle regine
(maturazione anticipata, longevità, efficienza esuberante dell'organismo
di riproduzione, ferormoni che attirano ed uniscono a lei tutte le api della
famiglia: 70.000) abbiano fondato la speranza che l'alimento possa esercitare
anche sull'uomo prestigiosi effetti...
La
pappa reale è così composta: "66% d'acqua e il 34% di materie secche
di cui 12,34% proteine, 6,45% materie grasse - dall'1,5 al 6,6% di vitamine
- 0,82% zuccheri direttamente assimilabili - riboflavina da 8 a 9,5 milligrammi
- piridoxina da 2,4 a 5 - macina da 50 a 149 - 0,2 di acido folico, alle
quali si aggiungono sostanze minerali, ormoni e materie indeterminate".
Oltre al fosforo, al calcio, al ferro e al rame, l'analisi spettrale ha
consentito di svelare altri oligoelementi come il magnesio, il piombo,
il nichel, il boro e il cromo. La pappa reale è sostanza batteriostatica
e battericida: molti germi come: tifo, salmonella, colibacilli,
pneumococchi, bacilli di Koch, stafilococchi, streptococchi ecc. sono uccisi
nei terreni di coltura.
La
pappa reale è sostanza complessa, non completamente nota neppure nella sua
struttura chimica; si presenta come gelatina semifluida di color bianco
avorio, talvolta giallino, di sapore acido che deve essere conservata
al buio, nel frigo da O° a + 5° per mantenere inalterate le sue proprietà,
anche per anni.
Non è genuina se non è acidula e densa come una crema. Le dosi possono variare
da 100 milligrammi (volume di due grani di riso) a 500 milligrammi (volume
di un pisello o due). Si raccomanda di somministrare il prodotto al mattino
a digiuno, così il contenuto non va disperso prima di giungere allo stomaco.
Quest'ultimo dopo l'inattività della notte assorbe avido tutte le sostanze
contenute nella piccola dose.
E' bene aggiungere un cucchiaino di polline e due di miele, subito dopo
la pappa, o contemporaneamente.
Chi
non sopportasse l'acidità può ingerirla con un pò di miele. Essa non presenta
controindicazioni né allergia. Presa di sera può provocare leggera insonnia
per l'euforia che procura. La cura non ha limiti di tempo. È consigliata
la somministrazione per circa 30 giorni.
Per gli effetti benefici tralasciamo le affermazioni addirittura entusiastiche
di tanti consumatori, ma elenchiamo i risultati di illustri clinici italiani
e stranieri:
Le ricerche hanno accertato "effetti
corroboranti e fortificanti in un campo d'azione illimitato" nelle
nevrastenie, convalescenze, disturbi di crescita, grassezza, gerontologia
ecc.
"....effetti
rimarcabili sull'attività della ghiandola cortico surrenale e sulla composizione
del sangue che s'arricchisce di globuli rossi, d'emoglobina, di leucociti
e di glucosio".
… (Indagine su bambini distrofici): aumento del peso, risveglio dell'appetito,
regolari le funzioni intestinali.
….hanno
riscontrato che la pappa reale esplica un notevole stimolo del metabolismo,
documentato da un netto aumento del consumo di ossigeno. Essi avanzano l'ipotesi
che ci sia "qualche azione enzimatica non ancora nota, agente in sinergismo
con gli aminoacidi e le proteine..." "un quid da precisare capace
forse di stimolare il dinamismo biochimico organico".
…..l'azione
della gelatina reale sull'attività nervosa superiore dell'uomo "Subito
dopo l'ingestione, il malato avverte un piacevole senso di euforia e un
certo vigore; scompare il senso di stanchezza dai soggetti un po' esauriti...
facilita gli sforzi fisici ed intellettuali, migliora la pressione arteriosa
e la funzionalità epatica, regola le funzioni intestinali e risveglia l'appetito".
….AntiInvecchiamento:Per
l'azione biostimolante cutanea, la Pappa Reale può essere usata come cosmetico
sulla faccia e sul cuoio capelluto per lo stimolo del metabolismo cellulare
anche sui bulbi piliferi. Prima di coricarsi si friziona leggermente la
pelle con 100 milligrammi di pappa reale mescolati a un cucchiaio di miele
ed un cucchiaino di panna di latte.
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Il
Miele
II
miele è uno dei più bei regali che ci ha fatto madre natura. Ne erano convinti
anche gli antichi, che lo consideravano cibo degli dei.Una delle prime testimonianze
dell'uso del miele viene da graffiti rupestri che risalgono al 6.000 a.C.
Già l'uomo neolitico, pare, allevava api, anche se il merito di un'apicoltura
perfezionata va agli Egizi che scoprirono l'utilità del miele nelle imbalsamazioni.
Gli antichi riconoscevano al miele grezzo proprietà che poi la scienza avrebbe
confermato: antisettiche, fortificanti, calmanti; nel mondo greco-romano
erano noti gli effetti cicatrizzanti, tonificanti e l'utilità nelle affezioni
intestinali e auricolari.
Nella
maggior parte delle società il miele rimase l'unico dolcificante fino a
circa due secoli fa, quando iniziarono le importazioni di zucchero di canna
delle Indie occidentali, non c'è quindi da stupirsi se da millenni i popoli
si ingegnano a lavorare con le api.
Se facciamo un confronto tra zucchero
e miele ci rendiamo conto che lo zucchero ne esce piuttosto male, intanto
perché contiene una sola sostanza, il saccarosio, che per entrare in circolo
affatica stomaco e fegato (Diastasi e invertina, devono trasformarlo
prima in glucosio e fruttosio,che invece si trovano già pronti nel miele),
mentre il miele raccoglie un centinaio di sostanze, come il glucosio, il
fruttosio, polisaccaridi, acidi organici, ormoni, vitamine enzimi sostanze
aromatiche. Nel miele l'acqua è il 17 %, il fruttosio è il 38%, il glucosio
è il 31%.
Il miele è un alimento energetico di impiego immediato, poiché i suoi zuccheri,
differentemente dal saccarosio, sono assorbiti molto rapidamente; inoltre
è vitaminico e mineralizzante e combatte il bacterium coli, assolvendo cosi'
la funzione di disinfettante intestinale. E' dunque un farmaco offerto dalla
natura e un leggero lassativo, poiché contiene mannite. Riequilibra l'organismo,è
un antiacido gastrico, è un antinfettivo esterno e interno, e un tonico
per la digestione. Inibendo lo streptococco e lo stafilococco, una serie
di batteri l'intestino e il pericolosissimo clostridium botulinum, responsabile
appunto del botulismo, il miele è un buonissimo alimento naturale, indicato
ai bambini, soprattutto nel primo anno di vita. Protegge la mucosa gastrica,
è un calmante e un espettorante valido nelle malattie respiratorie, un cicatrizzante
per ferite e piaghe. Esistono medici naturisti che utilizzano il miele diluito
in acqua e lo iniettano per via endovenosa nella cura delle patologie cardiache
ed epatiche. Può servire dopo forti ubriacature, perché è d'aiuto al fegato
nel combattere i veleni endogeni ed esogeni, come l'alcool, la nicotina
e gli additivi chimici.
Non esiste un solo miele, ma tanti quante sono le piante e le possibili
combinazioni tra loro. Una tavolozza infinita di colori, profumi e sapori.
Di solito il miele che proviene da un solo fiore è il più ricercato, perché
sapore ed aroma sono considerati migliori, ma non vanno sottovalutati i
prodotti comuni "di prato", che non di rado possono contare su
una compensazione che porta alla creazione di sapori particolarmente buoni.
Come nell'aroma-terapia, le proprietà dei vari tipi di miele seguono leggi
piuttosto bene codificate, così il miele di l'arancio per l'insonnia, il
castagno per la circolazione del sangue, l'eucaliptus per la tosse e per
la cura delle vie urinarie, l'acacia è disintossicante.

L'ape con la sua ligula, succhia il nettare sul fondo della corolla del
fiore e lo deposita in un diverticolo dell'esofago, la sacca melaria,
dove enzimaticamente inizia il processo di scissione degli zuccheri composti
in zuccheri semplici. La soluzione zuccherina cosi elaborata viene passata
dalle bottinatrici alle operaie addette ai lavori interni, che, a loro
volta, proseguono nell'aggiunta di acidi e di enzimi e nella concentrazione
del liquido, infine lo stivano nelle cellette dove prosegue la maturazione,
fino a quando il suo contenuto di umidità, grazie alla temperatura dell'alveare
(35"-37"C) ed alla ventilazione operata dalle ventilatrici,
scende al di sotto del 20%. A questo punto il miele è maturo e le api
opercolano le cellette (foto), cioè le chiudono con un tappo di cera impermeabile.
L'estrazione del miele dai favi comporta quindi una disopercolatura
(foto) ed una centrifugazione a freddo (foto); Il miele viene filtrato
e lasciato poi decantare per almeno 15-20 gg., dopodiché si invasetta.
Tale lavorazione non prevede manipolazioni di sorta ed il miele così ottenuto
mantiene tutte le proprietà salutari. E' composto per 1'80 per cento da
una mescolanza di zuccheri: glucosio 31%, fruttosio 38,5%, maltosio 7%,
saccarosio 2%; e da numerose quantità di altre sostanze nutritive (minerali,
acidi organici, vitamine ecc.), acqua 17-18% , le sostanze rimanenti,
nell'ordine de1 4%, sono le più importanti e sono quelle che giustificano
la superiorità di questo alimento naturale rispetto allo zucchero ed ai
prodotti industriali: aminoacidi e proteine 0.3%, acidi organici 0,3%,
sali minerali ed oligoelementi 0,2% ed infine tracce di vitamine, enzimi,
aromi, pigmenti, inibine, polline, ormoni. Insomma, è una specie di condensato
delle virtù salutari di piante ed erbe, ottenuto dal paziente lavoro delle
api. Infatti un chilo di miele richiede, da parte delle laboriose api,
almeno mezzo milione di visite ad altrettanti fiori. Il miele ha una certa
azione antisettica, disinfettante e antimicrobica; fino al secolo scorso
veniva usato perfino in chirurgia per disinfettare ferite, piaghe e lacerazioni.
Secondo alcuni è un moderato lassativo e un riequilibratore generale dell'organismo,
un antiacido per lo stomaco, un tonico digestivo. Se ottenuto da certe
piante è anche un sedativo, agevola il sonno, regola il tono neurologico,
migliora la capacità di lavoro intellettuale. Può stimolare l'appetito,
calmare la tosse, placare l'asma e aumentare la secrezione dell'urina,
stimola le contrazioni cardiache ed aumenta il flusso sanguigno nelle
coronarie; è indicato per combattere l'ipertensione e nei casi di arteriosclerosi;
ha proprietà antisettiche, antibiotiche, espettoranti e spasmolitiche;
svolge azione regolatrice della flora intestinale; ha proprietà; accresce
il tasso di emoglobina nel sangue; combatte l'ipocalcemia; ha effetto
regolatore sui cicli mestruali; stimola la secrezione biliare ed è perciò
indicato nei casi di insufficienza epatica; è un ottimo emolliente ed
antidisidratante della pelle. Oltre i diabetici che devono ridurre il
consumo di miele, l'unica precauzione riguarda le persone allergiche.
Per i lattanti, il miele calma il dolore della prima dentizione, favorisce
la crescita, ravviva il colorito, è raccomandato ai convalescenti, ai
ragazzi nell'età dello sviluppo, alle puerpere, agli atleti poco prima
della gara, per dare una carica di energia, e subito dopo, per aiutare
l'organismo ad espellere le tossine prodotte dalla fatica. I dietologi
approvano senza riserve la tazza di latte e miele a cui ricorrono gli
anziani prima di andare a letto e quella data ai bambini, secondo un'antica
tradizione popolare, per combattere la tosse e le malattie da raffreddamento.
Gli
zuccheri semplici del miele sono assimilabili direttamente senza fatica
da parte dell'organismo. I1 glucosio fornisce energia immediata, mentre
il fruttosio è trattenuto in riserva dal fegato.
Inoltre il miele è dotato di azione tonificante ma, allo stesso tempo sedativa
e riequilibrante del sistema nervoso; non provoca, se non eccezionalmente,
fermentazioni intestinali, cosa particolarmente importante per i bambini;
non dà acidosi e stato umorale acido; non provoca squilibrio metabolico
perché contiene il complesso vitaminico B, enzimi ed oligoelementi; non
provoca innaturale rialzo della glicemia con conseguente abnorme produzione
di insulina; non provoca alterazioni del metabolismo dei grassi, con conseguente
sovrappeso. Esistono un'infinità di tipi di miele, diversi per gusto, colore,
odore, densità. Al momento della lavorazione tutti i mieli si presentano
fluidi; col tempo, in dipendenza dal rapporto di concentrazione glucosio/fruttosio,
alcuni di essi cristallizzano, per un naturale processo di aggregazione
delle molecole. I mieli riscaldati, quale che sia la loro origine botanica,
non cristallizzano più.
Il miele si consuma direttamente, spalmato sul pane; nel latte ed in genere
per dolcificare bevande e tisane; serve a preparare ottime bibite alcoliche
ed analcoliche; si usa in ricette di cucina e nella preparazione di dolci,
ha un alto valore nutritivo e salutare. E' un alimento sano e genuino, perfetta
armonia di grandi capacità curative, dolcezza e golosità.
Ideale per una sana colazione o per uno spuntino sfizioso ed energetico,
il miele è un ingrediente da sempre amato da grandi e piccini. Grazie alla
passione, noi siamo stati in grado di portare a casa Vostra le migliori
qualità del miele.
Fin
dai tempi più remoti l'uomo si serviva delle erbe per guarire ogni malattia.
Da mezzo secolo la moderna farmacologia ha posto sul mercato pillole, fiale
e supposte, moderni ritrovati chimici od estratti sintetici che curano alla
svelta un malanno e ne provocano magari inavvertitamente altri: disturbi
di stomaco, nausee, orticarie. Si sta ritornando alla fitoterapia, cura
con le erbe, che, contenendo esse molte sostanze salutari, poste in dosi
appropriate, guariscono molte malattie più lentamente, ma senza provocare
altre disfunzioni.
Tra i rimedi popolari usati da secoli dagli apicoltori c'è tuttora l'uso
del polline; Viene somministrato col miele a bambini anemici, ad adulti
convalescenti o a vecchi debilitati e si ottengono benefici sicuri.
All'occhio umano sembra polvere minutissima, contenuta dalle antere di ogni
fiore, variamente colorata a seconda che appartenga alle 800 famiglie di
fiori conosciuti, dal bianco più candido al giallo, dal rosso al verde,
dal marrone al nero intenso, che le api raccolgono ed impastano col miele
e con enzimi a formare pallottoline che dispongono nelle cestelle delle
zampe posteriori. Il polline servirà come nutrimento delle larve o
per la formazione della pappa reale.
Il polline contiene: Acqua: dal 12 al 20%, Proteine: dal 7
al 30% sotto forma di albuminoidi, Aminoacidi (le sostanze azotate
immediatamente assimilabili e indispensabili alla vita delle cellule): Cistina
6 (peso in milligrammi contenuto in un kg. di polline essiccato); Istidina
15; Triptofano 16; Metionina 17; Fenilalanina 36; Treonina 46; Arginina
47; Isoleucina 47; Leucina 56; Lisina 57; Valina 60 ; Acido glutammico
91; ed altri non identificati. Glucidi (idrati di carbonio): 25-48%
Vitamine:
B1tiamnao aneurina: 9,2 (milionesimi di grammo), utile al metabolismo dei
glucidi. B2 Riboflavina o lattoflavina 18,5, per l'utilizzazione nutritiva.
B6 Piridossina: 5 - combatte l'anemia e favorisce l'accrescimento. PP Acido
nicotinico: 200 impedisce i disturbi cutanei, digestivi e neuromuscolari.
Acido pantotenico 50, contro i disturbi cutanei, nervosi respiratori, digestivi,
sanguigni. C: acido ascorbico: 7000, combatte lo scorbuto, la gengivite,
le emorragie. B: Acido folico: 5 azione ematopoietica. La rutina: 1700.
glucoide che rafforza i capillari ed evita emorragie cerebrali. I Russi
hanno ancora scoperto nel polline la Biotina H e il tocoferolo E - antibiotico,
fattore di crescita presente specialmente nel polline di mais.
Sostanze
ancora indeterminate: dal 3 al 4%.
Gli
Egiziani l'adoperavano per mummificare le mummie. Stradivari l'adoperava
per verniciare i suoi famosi violini. E' una delle sostanze più misteriose
dell'alveare: materia resinosa di odore aromatico gradevole, amara, di color
bruno più o meno chiaro.
Le
api l'adoperano per erigere una difesa "davanti la città" o per
otturare ogni fessura dell'arnia o per cementare favi, telaini, coperchi.
Sembra sia tolta alle gemme di betulle, pioppi e salici, mescolata a polline,
ed elaborata con secrezione salivare e di cera; elastica ed appiccicaticcia
d'estate, dura, secca e lucida d'inverno.
Le
api la usano anche per verniciare l'arnia, per rinforzare le strutture dei
favi pensili, per sterilizzare le celle ove verrà deposta la covata, oppure
imbalsamano i cadaveri di roditori, insetti, farfalloni, penetrati nelle
arnie incautamente.
Non
si conosce appieno la composizione chimica, si sa che contiene succhi cellulari
di germogli e foglie tenere, frutti verdi, e per il 55% resine ricche di
vitamine ed oligoelementi. Contiene anche acido ferulico che ha effetto
antibatterico.
Nelle
altre nazioni utilizzano il propoli in molti medicinali che hanno 41 azioni
terapeutiche: nel caso di fragilità o permeabilità dei vasi capillari; vasodilatatore;
per gli ipotensivi; azioni diuretiche; choleretica (aumento della bile);
estrogene (sul timo, tiroide, pancreas, ghiandole surrenali); virtù antibatteriche
- antivirali - antiparassitarie - anticoagulanti.
Viene
usata inoltre nel trattamento di ferite lente a guarire; in casi di dermatosi;
nelle infezioni delle vie urinarie; nelle affezioni della prostata, nelle
affezioni endocrine, stomologiche ed ai fini
anestetici.
È un insieme di sostanze resinose, gommose e balsamiche raccolte dalle api
nel loro peregrinare di fiore in fiore e su parti legnose delle piante.
Chimicamente
è così composta:
50%
di resine e balsami, 25% di cere,
10% di olii essenziali volatili, 5% di polline,
5%
di materiale organico e minerale.
Contiene
flavonidi, molti principi attivi dei quali sono dotati di azione diretta
sui vasi sanguigni.
Alla propoli sono riconosciute le seguenti
proprietà terapeutiche:
a)
antibiotiche -come batteriostatico e battericida; b) Antiossidante e antirritante;
c)
antimicotica, antivirale, e anestetizzante;
d)
cicatrizzante. Questa azione si manifesta favorendo una rigenerazione dei
tessuti;
e)
immunostimolante;
f)
vasoprotettiva -riduce la fragilità dei capillari; g) stimolante la peristasi
intestinale; h) antinfiammatoria.
Estratti
di propoli impiegati sotto forma di tinture, pomate, unguentisono utili
nei trattamenti della affezioni delle prime vie respiratorie, per l'igiene
della bocca (gengiviti, stomatiti) in dermatologia (come cicatrizzante,
contro eczemi, verruche, calli, ustioni, micosi...) nella prevenzione e
nella cura delle malattie intestinali e virali. La propoli soluzione alcoolica
viene diluita in acqua e bevuta al fine di godere dei benefici che questa
sostanza può dare all'organismo.
È
buona norma mettere in bocca un frammento di propoli pura della grandezza
di un'unghia e masticarlo a lungo, solubilizzando così nella saliva i benefici
principi attivi in essa contenuti ottenendone un notevole giovamento per
la salute e l'igiene del cavo orale, delle gengive, delle mucose, della
gola ed anche dello stomaco e dell'intestino.
Notevole
è l'aiuto dato dalla propoli per le ulcere (potere cicatrizzante), per facilitare
e regolare la digestione, per combattere infiammazioni e infezioni e per
rafforzare in generale le difese dell'organismo.
La
propoli, ricca di vitamine ed oligoelementi, viene usata per dentifrici,
pastiglie contro il mal di gola, per unguenti adoperati in dermatiti e dermatosi.
E'
un miscuglio di numerose complesse sostanze delle quali poche sono state
finora identificate. Esse sono raccolte in due ghiandole all'estremità dell'addome:
l'una dal contenuto acido, l'altra dal contenuto alcalino, che vengono immesse
nel condotto interno al pungiglione, nel momento in cui l'ape lo sfodera
per pungere.
Sostanze
finora accertate nel veleno: acqua, istamina, melittina, proteina, lisolecitina,
apamina, enzimi, fosfolipase A e l'ialuronidasi. L'effetto della puntura
provoca eccitazione nervosa, aumento della permeabilità delle papille, dolore
e gonfiore, malore ed edema locale. Il veleno si dimostra utilissimo battericida,
indicato nella difterite, arterlosclerosi, ipertensione e malattie cardiovascolari.
In
Russia sono molto diffuse terapie specifiche d'iniezione intramuscolari
di veleno, massaggi con unguenti a base di veleno; inalazioni sottolinguali
ed apiterapia agopunturale.
Nei
soggetti d'ipersensibilità anafilattica (1 caso su 1000) provoca convulsione,
crampi, paralisi progressiva, respirazione rallentata, irregolare (esplosione
dei globuli rossi): un edema polmonare. In questi casi bisogna chiamare
il medico, praticare antistaminici e comunque evitare nuove punture d'api
che provocherebbero il coma. Per immunizzarsi, occorre subire qualche puntura
al giorno ad ogni primavera. Ma le punture d'api svolgono anche notevoli
effetti benefici per cui oggi si usa raccogliere il veleno d'api per adoperarlo
in decine di prodotti terapeutici specialmente a risveglio e mobilitazione
dei mezzi di difesa nelle affezioni reumatiche ed artritiche.
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